Riesumandomi ancora.
Abiti li’ dietro quella via, nella casetta bianca e quadrata.
L’hai battezzata tu la casa delle Bambole. Io scherzando l’ho ribattezzata la casa degli Eccessi.
Un milione di miglia lontano da casa.
Ti è sempre piaciuto farlo strano, guardando i film trash anni ottanta, con la pettinatura sfatta e i capelli neri che ti scivolavano via dal’elastico, ricandendo scompostamente sulla spalla nuda.
Mi dicevi che eri studiata.
Mi seducevi sempre, anche quando ti scoprivo con la ceretta in mano e la radio accesa, a tentare di renderti più bella, dicevi.
Bella, non lo sei mai stata.
Ma sapevi tentarmi comunque.
E nemmeno ti impegnavi più di tanto. Ripensandoci adesso credo che il maniaco vero fossi io, il vero fissato.
Non mi bastavi mai,eppure ne avevo le palle piene di te.
Della tua invadenza, dei tuoi modi, del tuo finto buonismo e del tuo profumo legnoso, delle tue isterie, delle tue manie dei tuoi piccoli disturbi da psicopatica.
Odiavo vederti girare in casa, aprire il mio frigo, farti il mio caffè, lavarti i denti col mio spazzolino.
Eppure… Eri fuori da ogni schema, eppure sei sempre stata quadrata e costruita. La tua tuta era studiata, e forse anche i tuoi capelli. Io amavo quei capelli, avrei voluto strapparteli, accarezzarteli, avrei voluto assorbire i tuoi capelli. Avrei voluto mangiarti i seni, avrei voluto legarti sul tavolo della cucina.
Forse l’abbiamo anche fatto, non ricordo.
Un milione di miglia lontano da dio.
Ripeto, forse il vero maniaco ero io, il vero fissato.