Col senno di mai.
Mi sono svegliata presto quella mattina, alle otto. Io facevo colazione, lui era appena rientrato, era sul divano, ero sul divano. Lui per dormire, io per finire il mio caffellatte più celermente possibile, di modo da lanciarmi in doccia e scappare a dare un senso alla mia giornata. E mentre parlavo con lui avvolto nella coperta color cielo, ho realizzato che la mente umana è davvero una macchina spietata e spaventosa. Ti rende capace di vedere solamente quello che il tuo cuore ritiene di voler vedere, mette l’amore dove non ce n’è, traduce gesti banali come un sorriso in dichiarazioni di assoluta devozione, ti spinge a compiere gesti folli e sconsiderati, salvo poi a guardarsi indietro a venticinque anni e vergognarsi per le scelte compiute, i matrimoni falliti, i ragazzi sbagliati, le lacrime versate e la quantità imbarazzante di tempo sprecato. Ogni tanto mi chiedo se ci sia un modo di capirlo prima, come andrà a finire, come sei veramente. Vorrei smetterla di fare salti nel vuoto, pretendere di essere innamorata, dividere la mia pelle giovane con la gente sbagliata. Non succede mai che si è felici al primo colpo? Lui s’è addormentato, mentre pensavo tutte queste cose. Ho finito il mio caffellatte, l’ho guardato con l’affetto con cui si guarda una vecchia fotografia del liceo, e sono andata a infilarmi in doccia.
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