La caduta del muro di Berlino.

Storia di una che nella vita dovrebbe fare altro, e invece non fa nulla.

ASK/ME

La mia giornata è cominciata con dei tacchi altissimi, i piedi assolutamente doloranti, i capelli in disordine e una favolosa walk of shame per tornare a casa. A piedi. Perché questi simpaticoni degli inglesi, quando succede un incidente,chiudono la strada, in ambo i sensi. Se provi a passare, molto gentilmente ti arrestano, o ti sparano, a scelta. Non contenta mi aspettava una fantastica giornata al lavoro. Di domenica. Bellini i Londinesi, nevvero? Comunque, tornavo a casa, formulando impropreri coloriti nella mia testa, pensando a quanto schifo facesse la mia vita in quel momento, quando è passata una ragazza in bicicletta: aveva i capelli rosso fuoco, legati malamente in una crocchia in mezzo alla nuca, era vestita di nero, guidava una bicicletta nera e portava degli occhiali da vista particolarmente grandi. Neri. Piangeva, no anzi, singhiozzava disperatamente, versava quelle lacrime che si versano solamente quando il tuo fidanzato ti dice che non ti ama più, che non ti vuole più, che non può stare con te. E allora la mia giornata mi è sembrata un po’ meno uno schifo, ‘che io ho il cuore chiuso, sigillato, e non mi sentirò mai più singhiozzare a pieni polmoni, mai più.